Costruzione dell’identità: modalità e possibili sviluppi in adolescenza

Continuo la carrellata di post riguardanti il periodo adolescenziale. In questo vorrei concentrarmi su  quello che, secondo Erikson (1980), è il compito evolutivo principale per l’adolescente, il suo dilemma cruciale, l’acquisizione di un identità autonoma, svincolata dalla famiglia. I numerosi cambiamenti (fisiologici, sociali, relazionali, cognitivi) di questa fase spingono l’adolescente verso una ridefinizione e riorganizzazione del proprio Sé rispetto a se stesso e agli altri, siano essi genitori, amici, o altre figure adulte. La ricerca psicoanalitica attribuisce tale ridefinizione del Sé a due dinamiche psicologiche fondamentali: la sperimentazione e l’identificazione.

La sperimentazione consente all’adolescente di testare se stesso in una miriade di ruoli e copioni sociali differenti, confrontandosi con le regole, le abilità necessarie, i valori presenti nei vari contesti. Questo consente alla persona di capire quali sono i suoi interessi, competenze, funzioni che è in grado di svolgere e gli interessa approfondire.

Parallelamente alle nuove esperienze le relazioni sociali si moltiplicano e di conseguenza si incrementano le occasioni di identificazione con le figure primarie oggetto di interesse e bisogno di emulazione. Alcune di queste sono relazioni reali con cui l’adolescente condivide esperienze altri sono rapporti immaginati, legami con personaggi a distanza ma non per questo meno significativi, come i personaggi dello spettacolo e dello sport. All’interno di queste relazioni il futuro adulto ha l’opportunità di identificarsi e di riconoscere negli altri elementi importanti che diventeranno aspetti della nuova identità. Non a caso è fondamentale che genitori, educatori, media siano particolarmente accorti nel fornire modelli funzionali positivi, in quanto finiscono inevitabilmente con il contaminare l’assetto della personalità in evoluzione.

E’ importante sottolineare che il processo di costruzione dell’identità non si conclude con una passiva scelta di un ruolo o di un modello piuttosto che di un altro, ma rappresenta il risultato di una sintesi quanto più originale ed espressiva delle diverse parti di cui l’adolescente ha avuto esperienza. Questo è un processo estremamente faticoso dal punto di vista emotivo per l’adolescente, in quanto, come ogni situazione che implica una scelta, la persona si trova di fronte alla necessità di elaborare la perdita di ciò che non è e non sarà. Inoltre la scelta rispetto all’ “essere”, alla capacità di rispondere alla fatidica domanda “Chi sono io?”, comporta inevitabilmente l’assunzione di una serie di responsabilità connesse all’onere di dover sostenere idee, valori e comportamenti divenuti propri.

In questo “cantiere aperto” giuoca un ruolo fondamentale il gruppo dei pari età che costituisce una sorta di laboratorio all’interno dei quale l’adolescente sperimenta se stesso, favorendo lo sviluppo di un’identità autonoma.

Utilizzando una metafora, forse desueta ma pur sempre efficace, possiamo pensare all’adolescenza come ad un rito di passaggio (basti ricordare che in molte culture extraeuropee l’adolescenza non esiste! il passaggio dall’infanzia all’età adulta avviene attraverso un rito) da una sponda all’altra di un fiume, dove il complesso traghettamento si risolve per tappe intermedie e che la buona riuscita non dipende soltanto dalla consistenza della zattera ma anche (soprattutto) dalle condizioni del fiume.a

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