Terapia familiare: la famiglia come punto di osservazione

Terapia Familiare

La terapia familiare rappresenta un ottimo strumento terapeutico per un gran numero di problematiche psicologiche, indispensabile nel caso di problemi che riguardano l’infanzia e l’adolescenza. In questo scritto proveremo a delineare alcuni degli aspetti che rendono la terapia familiare così efficace.

Come tutte le forme di conoscenza, dalla fisica alla biologia, anche la psicologia inizia dall’osservazione della realtà per la descrizione di un fenomeno. La famiglia può essere descritta essenzialmente attraverso due modalità fondamentali di funzionamento (ciascuna delle quali sarà analizzata in dettaglio in altri articoli): la sua struttura e le modalità di stare in relazione dei suoi membri. Nella famiglia esistono elementi che vanno oltre il ruolo di padre, madre e figlio e che hanno a che fare con tutta una serie di elementi, o legami, che non sono visibili senza un “occhio allenato”, come ad esempio le alleanze transgenerazionali, il tipo di comunicazione, i confini rigidi o blandi tra i suoi membri, le fasi evolutive e molto altro ancora.

Una terapia familiare può aiutarci a capire sia come si è sviluppata una problematica psicologica in uno dei suoi membri, sia quali possono essere le risorse a cui la famiglia può attingere per raggiungere il cambiamento e creare salute; ovvero le famiglie possono ammalarsi ma possono anche guarire, hanno in sé gli anticorpi necessari per innescare un cambiamento. Sempre.

Proviamo a spiegarci meglio con un ipotetico esempio clinico:

un bambino di tre anni fa molti capricci ad ogni diniego da parte dei genitori, i quali tendono a guardare ai capricci come intollerabili e non gestibili. I bambini hanno molte difficoltà con i “no”, non riescono a tollerare i limiti, devono abituarsi al principio di realtà, per questo motivo i divieti sono generatori di rabbia ed intensa frustrazione. E’ principalmente per questo motivo che i bambini piccoli si oppongono ai “no”, mettendo alla prova la capacità di tenuta dei genitori. A questo punto se il genitore cede il bambino imparerà ad utilizzare la rabbia per ottenere ciò che vuole; ma non solo. Si accorgerà, con il trascorrere degli anni, che l’ira che lui stesso non riesce a controllare, non è gestibile neanche dai suoi genitori. Neppure le figure di riferimento, dalle quali il bambino impara a gestirsi, sono in grado di difenderlo dalla sua stessa rabbia. A questo punto, è probabile che il bambino inizi a pensare che nessuno sia in grado di controllare la sua rabbia, entrando in un circuito circolare che andrà ad attivarsi ogni volta che emerge un comportamento negativo e che i genitori non sono in grado di controllare. Nei genitori tenderà a rinforzarsi l’idea di avere un “figlio impossibile”, quindi cattivo, un piccolo prepotente che ottiene tutto ciò che vuole con un comportamento sbagliato. In queste circostanze, i genitori tendono a mettere in atto comportamenti rigidi e punitivi che arrivano anche ad anticipare i possibili comportamenti negativi del figlio (“Tu non vieni…. tanto ti comporti male!”).

Il mantenimento della teoria “abbiamo un figlio incontrollabile” finisce per influire negativamente sull’identità del bambino futuro adolescente e sul senso di efficacia dei genitori, aumentando la probabilità di uno sviluppo familiare patologico. Una buona terapia familiare dovrebbe interrompere questo circuito, questa circolarità patologica negativa, innescando un cambiamento. Molto spesso le famiglie non hanno bisogno di percorsi terapeutici e riescono ad uscire da sole da situazioni di stallo come quella appena descritta. Tuttavia, in alcune circostanze, le insicurezze dei genitori, i conflitti di coppia, le influenze delle famiglie di origine (nonni), rendono difficile l’innescarsi di un processo di autocura. Questo ci permette di capire come mai la terapia familiare risulta fondamentale nella risoluzione di alcuni tipi di problemi.

 

Bibliografia

“Il legame invisibile”; A. Candoni e S. Ciappi, 2016

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