Psicologia scolastica

Seguendo la scia del post lanciato ieri, vorrei occuparmi dello psicologo scolastico. Oggi lo psicologo a scuola non è una risorsa “scontata” di cui gli istituti possono servirsi. Non è una figura stabile dentro l’organizzazione; anzi, considerando lo stato in cui versa la scuola italiana attualmente, possiamo considerarlo una rarità. Non vogliamo, tuttavia, in questo breve post aprire una questione sulla scarsità di risorse e progetti “intelligenti” all’interno della scuola pubblica, che indirettamente colpisce un settore della psicologia, quella scolastica, che è in crisi, quanto piuttosto chiederci quali possono essere le linee guida da seguire per lo psicologo.

Attualmente la funzione dello psicologo scolastico è sempre più confinata all’interno della diagnosi dei disturbi d’apprendimento (DSA) o di interventi più o meno individuali per la prevenzione del bullismo. Questa azione è a nostro avviso estremamente limitante ed ancorata ad una visione dei problemi psicologici come il prodotto di conflitti interni alla persona. Riteniamo invece che il bullismo così come la gestione di bambini o pre-adolescenti/adolescenti con difficoltà di apprendimento sia il risultato di complesse rappresentazioni collettive che nascono all’interno del gruppo classe a cui partecipano anche le insegnanti. Lo psicologo più che focalizzare la sua azione su programmi di recupero per bambini considerati intrinsecamente disabili o con problemi di condotta “caratteriali”, a nostro avviso dovrebbe concentrarsi sulle dinamiche relazionali e di gruppo che spesso generano e mantengono i disagi. Quindi formazione all’insegnanti, interventi sull’equipe di professori e maestri e progetti che riguardano il gruppo classe più che i singoli bambini dovrebbero essere la strada da seguire.

 

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