Mobbing: cause, effetti e soluzioni

La parola Mobbing (dal britannico “to mob”, in italiano “circondare) fu proposta nel 1971 dall’etologo Konrad Lorenz, per descrivere un atteggiamento riscontrabile in alcune specie animali tendente all’esclusione dal branco. Il termine mobbing ha poi avuto delle evoluzioni fino ad arrivare all’accezione attuale, proposta da Leyman negli anni ’90: “comunicazione sistematica, ostile e non etica da parte di una o più persone generalmente nei confronti del singolo individuo“. Con il tempo il concetto di mobbing ha assunto un valore estremamente negativo ed invalidante per chi lo subisce in un contesto aziendale e la recente letteratura ne individua due diverse tipologie:

  1. Mobbing orizzontale: quello esercitato da colleghi di pari livello che si coalizzano, in modo più o meno tacito, per esercitare violenze psicologiche nei confronti della persona.
  2. Mobbing verticale: nel momento in cui il sopruso è messo in atto da persone che occupano una posizione superiore

ASPETTI LEGALI

Il mobbing è stato inserito dal INAIL tra le patologie professionali ed è previsto un rimborso ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 38/2000. In questo caso il ruolo dello psicologo risulta determinante, in quanto concerne al professionista stabilire la presenza di disturbi psichici e/o psicosomatici derivanti dallo stress lavorativo. Infatti il mobbing è indennizzabile e risarcibile solo se viene certificato attraverso colloqui e test psicologici ad hoc, i quali stabiliscano la presenza di una malattia psicofisica causata da una condizione di reiterate vessazioni nel contesto lavorativo.

EFFETTI PSICOFISICI DEL MOBBING

Il mobbing può contribuire a generare molti problemi psicologici, psicosomatici e comportamentali. Tra i più diffusi ci sono i disturbi ansiosi e depressivi seguite da altre patologie più specifiche, come il Disturbo da Adattamento o il Disturbo Post-Traumatico da Stress. E’ importante sottolineare che il mobbing non è una condizione ma uno specifico processo relazionale che si genera nel contesto lavorativo; è la continuità delle situazioni negative e la loro intensità a provocare problemi psicologici sempre crescenti, i quali possono rappresentare una novità per la persona oppure un riacutizzarsi di “vecchie patologie” precedentemente risolte. Le conseguenze delle vessazioni innescano un vero e proprio “circolo vizioso” che a sua volta genera un importante decremento dell’autostima e la sensazione di impotenza nella gestione della vita quotidiana. Non è raro che l’individuo sperimenti un senso di colpa per ciò che sta accadendo nella sua esistenza, con la possibilità di ripercussioni nei rapporti sociali e relazionali (isolamento, separazione e divorzio).

TIPOLOGIE DI INTERVENTO

La terapia del mobbing è complessa e, poiché ad aspetti ed eventi esterni all’individuo, difficilmente è risolutiva con il solo intervento psicologico. Per questo è importante l’attivazione intorno alla persona di un’equipe multidisciplinare, la quale possa farsi carico di tutti gli aspetti del problema (psicologici, legali, medici e lavorativi). Nello specifico lo psicologo oltre ad adempiere ad una funzione “valutativo/diagnostica” essenziale per portare avanti il riconoscimento giuridico, dovrebbe occuparsi di lenire le ferite psicologiche prodotte dal trauma.

 

Precedente Terapia di coppia, l'assenza di figli può renderla necessaria? Successivo Psicoterapia e Tossicodipendenza: il ruolo della famiglia