Disturbi Alimentari, l’influenza culturale

Nel vasto panorama dei problemi psicologici nessuno ha come diretta conseguenza la morte come i disturbi alimentari. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Anoressia rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali. L’epilogo funesto del problema si aggira intorno al 10% dei casi. Un dato molto alto che fa riflettere sull’efficacia delle terapie proposte fino ad ora da psicologi e psichiatri. In questo breve articolo, tuttavia, non ci occuperemo degli interventi terapeutici ma dell’influenza che i fattori sociali e culturali hanno nel mantenimento dei disturbi alimentari, in particolar modo dell’anoressia.

Disturbi Alimentari e desiderabilità sociale 

Una delle cose apparentemente sorprendenti in cui ci si imbatte quando si entra nel mondo dei disturbi alimentari è che sono proprio coloro che ne sono dipendenti o potrebbero diventarlo a non temere questo genere di problemi. Per verificare questo basta collegarsi ad internet ed entrare nei siti <<ANA>>, termine con cui viene chiamata l’anoressia dai suoi praticanti. In tali luoghi virtuali, le persone esprimono il profondo amore per i disturbi alimentari e si scambiano notizie sulle “sublimi” sensazioni provate con l’astinenza dal cibo o con il vomito autoindotto. Del resto l’astinenza dal cibo (digiuno) e dal piacere (ascetismo) sono considerati in molte culture, compresa la nostra, una via per raggiungere estasi di tipo religioso o mistico.

Va inoltre considerato il ruolo della desiderabilità sociale di un problema di cui da sempre soffrono principesse, attrici e donne che rappresentano modelli da emulare per l’universo femminile giovanile. Tale fattore da qualche decennio è divenuto particolarmente rilevante con il dilagare della moda e della sua influenza. Sono sotto gli occhi del mondo i disturbi alimentari delle modelle che calcano le passarelle, le cui foto amplificate dai media le rendono stereotipi di bellezza da emulare.

Influenze culturali e benessere

Il sociologo Sabino Acquaviva, attento analista dell’evoluzione del costume occidentale, sottolineava in rapporto ai disturbi alimentari, il patto scellerato tra stilisti e direttori delle riviste di moda che offriva un modello maschile sempre più femminilizzato ed uno femminile sempre più androgino. Questo ha indotto ambo i sessi ad avvicinarsi ad un modello unisex dove la magrezza la faceva da padrone. La pubblicità di un modello culturale universale dell’estetica non può essere innocuo per i teenager, i quali si affacciano ad un mondo relazionale in cui il look aderente a ciò che è tendenza svolge un importante ruolo di rassicurazione nel momento dell’esposizione sociale.

Inoltre, un’influenza indiretta sullo sviluppo dei disturbi alimentari è dato dal livello di benessere e quindi di cibo a disposizione. Infatti, nel secolo scorso, gli unici soggetti ad ammalarsi di anoressia erano i ricchi, i nobili, non certo gli affamati. Nei paesi “poveri” i disturbi alimentari sono praticamente inesistenti.

Conclusioni

Quanto scritto non vuole essere una condanna moralistica; inoltre la ricerca di colpe e responsabili non aiuta a trovare soluzioni. Tuttavia, proprio in virtù di quanto scritto possiamo comprenderequale sia il paradosso dei disturbi alimentari, un fenomeno che spaventa tanto quanto attrae, un problema subdolo e micidiale spesso scambiato per una sublime virtu.

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